Lutto per la scomparsa di don Giovanni Gilli

Modena, 21 febbraio

Don Giovanni Gilli, il funerale si terrà a Nonantola

Questa sera il Rosario nella Parrocchia di Baggiovara e lunedì le esequie nell’Abbazia di San Silvestro I Papa

 

Questa sera e domani, alle 20.30, nella chiesa parrocchiale di “San Giovanni Battista (Baggiovara), si terrà la preghiera del Rosario per don Giovanni Gilli, sacerdote e scultore salito alla Casa del padre all’età di 80 anni. La chiesa di Baggiovara ospiterà anche la camera ardente dalle 15.30 di domani alle 11 di lunedì 23 febbraio.

Successivamente, a Nonantola, nell’Abbazia di San Silvestro I Papa, è prevista la camera ardente, dalle 11.30, seguita dal funerale, alle 14.30.

L’arcidiocesi piange il “prete scultore” e storico parroco di Baggiovara, salito alla casa del Padre. Era affetto da Sla, ma diceva: «Io non sono la mia malattia: sono quello che sono per i valori che ho».

 

La Chiesa di Modena-Nonantola piange don Giovanni “Gianni” Gilli, salito alla casa del Padre all’età di 80 anni. Lo ricordano nella preghiera monsignor Erio Castellucci, arcivescovo-abate di Modena-Nonantola, il presbiterio diocesano e le comunità da lui servite, unitamente ai suoi familiari.

Nato il 18 aprile 1945, don Gilli è stato ordinato sacerdote il 22 giugno 1969, sotto l’episcopato di monsignor Giuseppe Amici, e negli ultimi dieci anni è stato parroco in solidum non moderatore della comunità parrocchiale di San Giovanni Battista, a Baggiovara.

Don Gilli era noto come il “parroco scultore” e cercava di «raccontare la misericordia di Dio» attraverso le sue opere. Tra le più note: una formella fatta pervenire a papa Francesco – che lo ringraziò telefonicamente – e la statua a grandezza naturale dedicata a una ragazzina disabile di nome Giuliette, rappresentata come una pastorella che consegna un mazzo di fiori a Maria per la nascita di Gesù.

«Non sapevo che dopo venti anni sarei stato io in carrozzina a causa della Sla (Sclerosi laterale amiotrofica, ndr)», scrisse il don Gilli, che dopo la diagnosi ricordò quella ragazzina, Giuliette, e disse a sé stesso: «Io non sono la mia malattia, la malattia non mi deve rubare la serenità, certo ho degli acciacchi in più, ma io sono quello che sono per i valori che ho, per le cose in cui credo, per le persone che amo, per quello che spero e per quello che posso testimoniare».