Gli auguri di monsignor Castellucci alle Chiese di Modena-Nonantola e di Carpi

Il messaggio di Pasqua dell’Arcivescovo Erio Castellucci

La parola “drone” non è tra quelle più poetiche della nostra bella lingua. Fino a qualche anno fa era comunque una parola simpatica: richiamava una foto scattata o un filmato ripreso da un “ragno volante” telecomandato, che si librava amichevolmente in cielo, in occasione di un matrimonio, un’escursione in montagna o una scampagnata di gruppo. Ma oggi la sola pronuncia di questa parola desta preoccupazione e mette ansia. Gli ultimi conflitti armati, a partire dall’invasione russa dell’Ucraina, fanno uso abbondante di droni militari, veri e propri aerei da combattimento. Dal simpatico insetto meccanico di pochi decimetri di larghezza e pochi chilogrammi di peso, si arriva ora all’inquietante macchina da guerra di venti-trenta metri di larghezza e fino a dieci-venti tonnellate di peso. E se quelli volavano a qualche decina di metri da terra, questi arrivano fino a cinque o seimila metri di altitudine.

A chi si domanda, legittimamente, quale sia la relazione tra la Pasqua e i droni, chiedo ancora un attimo di pazienza. Alcune settimane fa ho visitato il Comando provinciale dei vigili del fuoco di Modena. Nel parco automezzi, accanto a un’autopompa, un furgone, un’autobotte e un gatto delle nevi, si faceva notare un drone di un metro e mezzo circa di larghezza, in uso al Corpo per il soccorso delle persone disperse o in situazioni di pericolo: a causa eventi naturali, terremoti, alluvioni, incidenti. Quel drone aveva già salvato un uomo che, ferito per una caduta durante una camminata in Appennino, si era poi smarrito; era bastato il numero del cellulare per individuarlo e segnalarlo ai Vigili. Un drone che salva la vita, di fronte ai droni che causano la morte: è l’enigma del cuore umano, da sempre capace di incredibile generosità e di incredibile atrocità. La stessa parola, “drone”, evoca morte e vita, amore e odio, soccorso e distruzione, gioia e terrore. La Pasqua è questa mescolanza di croce e risurrezione. Il venerdì imperversa il drone che annienta, semina paura e rovina; la domenica vince il drone che salva, fa fiorire speranza e vita. Sul Golgota si concentrano tutte le violenze umane, i genocidi e le vendette, le ingiustizie e le cattiverie. Dal sepolcro ormai vuoto si aprono tutti i gesti di cura, gli atti di bontà e perdono, le reti di bene che la gente intesse nel proprio quotidiano. Tra pochi anni, nell’esito delle guerre sarà decisiva l’efficienza dei droni; e già attualmente la criminalità organizzata ne fa uso per trasportare droga e armi. Ma i droni saranno sempre più protagonisti anche dei gesti di pace, soccorso e cura: trasportando medicinali e defibrillatori, permettendo a chi custodisce l’ordine civile di controllare meglio i territori, favorendo la ricerca di soluzioni in agricoltura, monitorando le fonti idriche e la stabilità delle infrastrutture e la sicurezza dei cantieri. L’Intelligenza artificiale permetterà un utilizzo più mirato dei droni, nel bene e nel male. Auguro a ciascuno, in queste feste pasquali, di lanciare in volo il proprio drone buono; di telecomandarlo con intelligenza, affetti e desideri di bene; di vigilare sulle persone fragili e smarrite, per tendere loro una mano; di fotografare dall’alto, filmare e diffondere gesti di bellezza, giustizia e cura. È un’azione controcorrente: perché la pace è sempre controcorrente; ma ci basta sapere che è la corrente su cui Gesù è risalito dal sepolcro, risorgendo dai morti.

+ Erio Castellucci