Modena 6 marzo
CS8-2026
«Educare al bene all’ombra del male»
Il convegno su carcere e giustizia insieme all’arcivescovo Castellucci e il cardinale Zuppi nell’ambito di Modena capitale italiana del volontariato
L’arcivescovo Erio Castellucci, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) aprirà i lavori del convegno intitolato “Educare al bene all’ombra del male – Quali vie di giustizia sono possibili oggi?”, che si terrà sabato 14 marzo 2026 presso la chiesa di San Carlo a Modena.
L’appuntamento, inserito nel programma della rassegna “Modena capitale italiana del volontariato”, prenderà il via alle 9.15 mentre alle 9.00 i giornalisti e organi di stampa potranno raccogliere le dichiarazioni dei relatori. «Una giornata pensata non per addetti ai lavori, ma per chi riconosce che la giustizia e l’esecuzione penale non possono essere affrontate per compartimenti stagni, ma chiedono uno sguardo condiviso», spiegano gli organizzatori del convegno.
La discussione, che sarà moderata dalla giornalista Laura Solieri, proseguirà con i saluti del sindaco Massimo Mezzetti, del provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Silvio Di Gregorio e Alberto Caldana, presidente del Centro servizi volontariato di Modena.
Successivamente interverrà il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, che parlerà sulla sfida educativa in contesti difficili.
Si proseguirà con una tavola rotonda a cui prenderanno parte alcune figure chiave del mondo della giustizia e del sociale come il magistrato dell’Ufficio sorveglianza di Modena Francesca Ranfagni, l’assessora Alessandra Camporota, il direttore della Casa circondariale Sant’Anna Orazio Sorrentini e il presidente dell’Ordine degli avvocati di Modena Roberto Mariani. I relatori affronteranno interrogativi come «Qual è il ruolo della cittadinanza attiva e del volontariato sulle questioni difficili che attraversano la nostra società?» e «Come passare dalla sanzione fine a sé stessa al progetto di reinserimento?»
Saranno inoltre presentate le esperienze di giustizia riparativa attive sul territorio e coordinate dall’intervento di Anna Cattaneo, InConTra – Centro Giustizia Riparativa di Bergamo, e Massimiliano Ferrarini, operatore di Caritas diocesana e responsabile del Tavolo del Terzo settore presso la Casa circondariale Sant’Anna.
Nel pomeriggio i lavori si sposteranno su tavoli tematici specifici dedicati al volontariato dentro e fuori le mura carcerarie, al reinserimento dei detenuti e alle misure alternative.
I tavoli tematici sono quattro: volontariato intramurario, volontariato extramurario, reinserimento e misure alternative, giustizia riparativa.
L’esito atteso è una restituzione plenaria finale che raccolga emersioni e proposte: una traccia condivisa, un primo manifesto di priorità, per orientare i prossimi passi della rete tra istituzioni, Terzo Settore e comunità cittadina. La riflessione conclusiva è affidata a Suor Maria Bottura, direttrice del Servizio Caritas.
Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi a caritas@modena.chiesacattolica.it.
Nota a cura del Servizio Caritas sull’organizzazione e il senso del convegno e sull’impegno dell’arcidiocesi verso i detenuti della Casa circondariale Sant’Anna
Sono ancora aperte le iscrizioni al convegno «Educare al bene all’ombra del male – quali vie di giustizia e umanità sono possibili oggi?», che si terrà sabato 14 marzo, nella Chiesa San Carlo, nell’ambito della rassegna “Modena capitale italiana del volontariato”, alla presenza dell’arcivescovo Erio Castellucci e del cardinale Matteo Maria Zuppi, rispettivamente vicepresidente e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), del sindaco di Modena Massimo Mezzetti e di altri rappresentanti delle istituzioni. È possibile aderire al convegno compilando il modulo disponibile a questo link.
Durante la mattinata è prevista una pausa caffè nel Centro Papa Francesco, situato in via dei Servi 18, a pochi passi dalla chiesa di San Carlo, e il pranzo sarà offerto dalla Mensa Ghirlandina, in via Leodoino Vescovo 8) per i partecipanti iscritti al convegno. Per maggiori informazioni è possibile contattare caritas@modena.chiesacattolica.it.
Perché è importante parlare di carcere e giustizia
Il convegno «Educare al bene all’ombra del male» vuole offrire una riflessione su «volti concreti, famiglie, ferite aperte, territori segnati da fragilità di lungo corso», che si nascondono dietro termini come «pena», «sicurezza» e «reinserimento», spesso ridotti a slogan nel dibattito pubblico. L’idea è invece quella di interrogarsi su «quale giustizia è capace di restare umana e di costruire sicurezza reale per tutti?» e «che ruolo spetta al volontariato e alla cittadinanza» di fronte alle sfide poste dal carcere alla società. Di qui l’importanza di affiancare, alle relazioni del mattino, il percorso laboratoriale che si terrà dalle 14.30 alle 17.00 a cura di Anfora – Centro di giustizia riparativa di Reggio Emilia, con la finalità di intrecciare idee e buone pratiche, cioè «tradurre l’ascolto in piste operative, alleanze e responsabilità reciproche». Si parlerà anche di sicurezza, non solo in termini di «controllo» ma in una prospettiva di «coesione», cioè di «riconoscimento della persona oltre il reato e sulla capacità collettiva di ricostruire legami».
Il ruolo della comunità e il reinserimento sociale
Per il Servizio Caritas il convegno nasce da due snodi centrali. Il primo riguarda «il ruolo determinante della comunità» nell’accompagnamento delle persone detenute dalla permanenza in carcere all’esecuzione di «misure alternative alla detenzione». Il secondo è l’urgenza di «ripensare la giustizia tradizionale» e riportare il carcere alla sua funzione primaria, cioè il reinserimento sociale».
Caritas sottolinea che l’esecuzione della pena «penale “fuori” dall’istituto non regge senza luoghi, relazioni, lavoro, reti di prossimità». «Le misure alternative non sono solo un dispositivo giuridico, ma un patto sociale che chiama in causa enti, associazioni, servizi e cittadini, osserva. È perciò importante – spiegano gli organizzatori – far spazio alla Giustizia riparativa in una riflessione capace di gettare luce su «ciò che spesso resta fuori campo: la ferita della vittima, la responsabilità dell’autore del reato, la fragilità della comunità». In fondo – osservano – «nessuna comunità è davvero innocente rispetto a ciò che accade in carcere, perché il carcere non è un “altrove”, ma uno specchio delle nostre fratture sociali».
