Il volume, a cura di “Nostro Tempo”, raccoglie le Lettere alla città e le Lettere pastorali del primo decennio dell’arcivescovo Erio Castellucci alla guida della Chiesa di Modena-Nonantola. Interverrà anche il cardinale Zuppi

«Preferirei essere chiamato per nome». Questa sera la presentazione alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna

Mancano poche ore alla presentazione del volume «Preferirei essere chiamato per nome» – Un decennio alla guida della Chiesa di Modena-Nonantola (2015-2025), che si terrà oggi – venerdì 8 maggio 2026 – alle ore 18 a Bologna, presso la Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna (Fter), sala della Traslazione del Convento di San Domenico (Piazza San Domenico, 13).

Interverranno l’Arcivescovo Erio Castellucci, il cardinale Matteo Maria Zuppi e Fausto Arici, rispettivamente Gran Cancelliere e Preside della Fter, insieme a Gianni Festa, docente di Storia della Chiesa. Il volume, pubblicato nel 2025, a cura del Settimanale diocesano “Nostro Tempo”, dorso di “Avvenire”, raccoglie le Lettere alla città e le Lettere pastorali scritte dall’Arcivescovo Castellucci nei suoi primi dieci anni di ministero episcopale a Modena-Nonantola.
Nell’introdurre la presentazione padre Gianni Festa ha ricordato che l’arcivescovo è stato presidente della Fter e commenta: «Il motivo della presentazione di questo libro è riposto proprio nell’affetto che la facoltà gli dimostra e anche nella gratitudine nei suoi confronti». Dal volume emerge anche una caratteristica particolare di monsignor Castellucci che, secondo padre Festa, consiste nel saper coniugare il pensiero («ha scritto tanto sull’ecclesiologia e sull’identità del presbitero») nella «pratica pastorale».

Nella sua prefazione il Vicario Generale Giuliano Gazzetti ripercorre così la prima fase di ministero episcopale di Castellucci: «Sono stati anni di grandi trasformazioni anche nel tessuto ecclesiale e in quello sociale». Scrive monsignor Gazzetti: «Tante volte hai sottolineato come i cristiani non possano scegliere tra la difesa della vita nascente e un migrante o un indigente, perché al centro deve essere “l’essere umano prima delle categorie”, come intitolasti la tua prima Lettera alla città, in occasione della solennità di San Geminiano 2016».