Il seminarista, originario di Pavullo, attualmente in servizio presso la parrocchia a Cibeno di Carpi: «Un dono del Padre, non solo a me ma alla comunità»

Monteleone verso l’ordinazione diaconale

Nella Basilica abbaziale di Nonantola, sabato 24 ottobre, alle 20.30, il seminarista Sebastian Monteleone sarà ordinato diacono per l’imposizione delle mani e la preghiera dell’Arcivescovo Erio Castellucci. Originario della parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Pavullo, attualmente Sebastian svolge il servizio pastorale nella parrocchia di Sant’Agata a Cibeno di Carpi.

 

La Sacra scrittura e la storia della Chiesa ci attestano come, lungo i secoli, il Signore abbia sempre manifestato il suo amore, concedendo ai membri del suo popolo i suoi doni. Però, è particolare il fatto che il dono che Dio concede a un suo eletto non è mai solo per sé, ma chiede sempre che sia rimesso in gioco, speso a servizio del popolo, proprio come ci dice San Paolo: «a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7). Alcune figure che ci testimoniano questo sono Abramo, Mosè, Salomone, i profeti, Maria… (per rimanere nella Bibbia) ma anche tutti i santi e le sante che hanno costellato questi venti secoli di cristianità.

Ora, anche a me Dio Padre vuole fare un dono da ridonare a mia volta: l’ordinazione diaconale. Nello specifico vuole donarmi, attraverso lo Spirito Santo che il vescovo invoca con l’imposizione delle mani, il suo Figlio Gesù, che «è venuto per servire e dare la propria vita» (Mc 10,45), perché lui stesso possa operare in me e rimanere nella mia mente, nel mio cuore, nel mio agire per rendermi capace di fare quello che lui ha fatto e fa per noi: chinarsi e lavarci i piedi (cf. Gv 13,1-15). Inoltre, questo dono, a differenza di altri, comporta dei compiti ministeriali ben definiti, che vanno svolti in comunione con gli altri confratelli diaconi, con i presbiteri e con il vescovo, a servizio del popolo di Dio. Essi riguardano la liturgia, la parola e la carità. Dice il Concilio Vaticano II: «appartiene al diacono, […] amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere ai fedeli la sacra Scrittura, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito dei funerali e della sepoltura. [I diaconi siano anche] dediti alle opere di carità e assistenza » ( Lumen gentium 29). Mi auguro che, per la nostra comunità diocesana, questo evento sia un’occasione per lasciarci mettere in discussione dalla vita di Cristo servo, per chiederci se il nostro modo di servire assomigli sempre più al suo. E, poiché la comunità cristiana è un corpo formato da molte membra (cf. 1Cor 12,12-30), spero anche che sia l’occasione per interrogarsi sul dono che Dio fa a ciascuno di noi e per aiutarci a trovare la forma concreta con cui possiamo spenderlo, nella vita e nella Chiesa.

Di Sebastian Monteleone, seminarista