La convenzione per il biennio 2026-2028. Al centro accoglienza, inclusione sociale e presidi educativi

Contrasto alla povertà, il Comune rinnova la collaborazione l’Arcidiocesi

Un sostegno concreto ai presidi educativi territoriali del “Tavolo di Comunità per la ricchezza educativa e animazione comunitaria” e del “Laboratorio Crocetta” e una collaborazione sempre più stretta con il Centro di accoglienza Papa Francesco, sviluppato negli anni attraverso la coprogettazione tra Comune di Modena e Servizio Caritas.

Da sinistra: don Alberto Zironi, mons. Erio Castellucci, suor Maria Bottura, Francesca Maletti

La Giunta comunale ha approvato lo schema di convenzione con l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, attraverso il Servizio Caritas e le parrocchie cittadine, per rafforzare le azioni di contrasto alla povertà e di inclusione sociale svolte nei presidi del territorio: per sostenere queste attività, il Comune prevede un contributo alla Caritas di 80mila euro annui per il biennio 2026/2028, durata della nuova convenzione, poi rinnovabile per lo stesso periodo.

La convenzione è stata presentata questa mattina, mercoledì 21 ottobre, nel corso di una conferenza stampa presso l’arcivescovado alla presenza di Francesca Maletti, vicesindaca del Comune di Modena; monsignor Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola e Vescovo di Carpi; suor Maria Bottura, direttrice del Servizio Caritas; don Alberto Zironi in rappresentanza del vicariato di Modena-Nonantola.

La vicesindaca Maletti: “Un welfare più vicino alle persone”

“Contrastare la povertà significa non solo rispondere ai bisogni primari, ma anche creare le condizioni perché ogni persona possa ritrovare autonomia, relazioni e opportunità di crescita. Per questo è fondamentale costruire percorsi di accompagnamento che mettano al centro le persone e valorizzino le risorse della comunità”, ha detto Francesca Maletti. “La collaborazione consolidata tra Comune, Caritas e parrocchie ci permette di integrare competenze e interventi, rafforzando una rete di prossimità capace di intercettare le situazioni di fragilità e di rispondere in modo coordinato ai bisogni del territorio. Un impegno che riguarda anche le giovani generazioni e le loro famiglie, attraverso presidi educativi che promuovono inclusione, partecipazione e legami di comunità. È in questa alleanza tra istituzioni, realtà del territorio e cittadini che si costruisce un welfare più vicino alle persone e più capace di prevenire l’isolamento e l’esclusione sociale”, ha concluso.

L’Arcivescovo Castellucci: “Mettere in rete le persone fragili, portatrici di risorse”

Nel suo intervento, monsignor Castellucci ha commentato: “Lo scopo fondamentale di questa convenzione, frutto di anni di collaborazione tra il Comune di Modena, l’Arcidiocesi, la Caritas diocesana e le parrocchie cittadine, si potrebbe riassumere nella parola “rete”. È una parola molto usata, specialmente in riferimento al digitale, ma ha un valore fondamentale come espressione dei rapporti reali tra le persone: la rete, che questa convenzione getta, non è solo quella tra le istituzioni, ma anche e soprattutto quella tra le persone fragili, che proprio mettendosi in relazione tra di loro, possono indicare anche alle istituzioni le vie per poter davvero ricevere beneficio. Non con semplici elemosine, per quanto talvolta necessarie, ma con l’attivazione delle loro risorse, in modo che da se stessi possano trovare le forze per uscire dalla situazione di marginalità e vivere una vera inclusione sociale”.

Suor Bottura (Caritas) e don Zironi (Parrocchie): “Qui per unire competenze differenti”

Per suor Maria Bottura, “questa convenzione riconosce prima di tutto un metodo di lavoro. Non vogliamo limitarci a erogare prestazioni o a intervenire quando emerge un bisogno, ma costruire insieme alle persone percorsi nei quali possano essere valorizzate anche le loro risorse, le relazioni e le possibilità presenti nella comunità. La coprogettazione con il Servizio Sociale Territoriale ci permette proprio questo: condividere la lettura delle situazioni, mettere insieme competenze differenti e accompagnare nel tempo percorsi che chiedono responsabilità e reciprocità”.

A sua volta, don Zironi ha sottolineato: “La presenza delle parrocchie in questa convenzione non è formale. Le comunità parrocchiali sono luoghi di prossimità nei quali le fragilità possono essere conosciute dentro la vita quotidiana e nei quali, accanto agli aiuti concreti, possono nascere relazioni, accompagnamento e occasioni di partecipazione”. Per le parrocchie – ha proseguito – la sfida è quella di “lavorare sempre più in rete” affinché “l’attenzione alle persone più fragili non sia affidata soltanto agli specialisti o alla buona volontà dei singoli, ma diventi una responsabilità realmente comunitaria”.