L’Arcidiocesi di Modena-Nonantola ha fornito alcune precisazioni relative alle vicende giudiziarie relative alle parrocchie di San Benedetto e di San Pietro. È stato anche illustrato un progetto culturale per la chiesa di San Bartolomeo, nato dalla collaborazione tra Arcidiocesi e Amici dell’organo Aps realtà profondamente radicata nel territorio. La Conferenza stampa si è tenuta oggi, nel Salone arcivescovile, alla presenza dell’arcivescovo Erio Castellucci, che ha rivolto un pensiero alle vittime della violenta aggressione che si è verificata sabato 16 maggio, in via Emilia Centro, ringraziando i soccorritori e tutte le persone che si sono prodigate a dare una mano, in quelle ore difficili. «Si sta delineando, sempre di più, il dramma dell’isolamento, con questi disagi – prima personali e poi sociali – che sfociano in patologie e infine nella violenza». L’arcivescovo ha anticipato che la Chiesa locale sta pensando a «un’iniziativa volta a far riflettere sull’effetto di certi atti criminali» nella comunità.
L’arcidiocesi ha convocato la Conferenza stampa per «fare chiarezza» su alcune affermazioni e notizie false relative a San Benedetto e San Pietro, che alcuni settori continuano a fomentare, anche attraverso mail e accuse infondate, su cui sono intervenuti i legali Alberto Della Fontana (civilista) e Giovanni Gibertini (penalista). Erano presente anche il vicario generale Giuliano Gazzetti e i parroci don Matteo Malavolti (San Benedetto) e don Paolo Monelli (San Pietro).
San Benedetto
Nel suo intervento il legale Della Fontana ha offerto un brevissimo excursus sulla vicenda relativa a San Benedetto, partendo da quando, nel 2022, gli ex-parroci (don Giovanni Braglia e don Dariusz Mikoda) andarono in Tribunale per contestare la decisione dell’arcivescovo di sollevarli dalla guida della parrocchia e la conseguente richiesta di rilascio dei locali parrocchiali occupati. Don Giovanni Braglia rivendica di aver costruito, a titolo personale e a proprie spese, l’immobile destinato all’opera caritativa “Casa Betania”, che risultava invece finanziata dall’arcidiocesi, anche attraverso i fondi 8xmille, come confermato dal Tribunale di Modena, che ha preso in esame la documentazione pertinente (contratti, fatture e altre spese). Altri fondi sono giunti dalla Fondazione di Modena, previa richiesta di finanziamento che rispondeva a un’«opera parrocchiale». Persino una lettera di monsignor Bartolomeo Santo Quadri (arcivescovo dal 1983 al 1996), che gli ex parroci presentano come “elemento nuovo”, è già stata presa in esame dal giudice competente e valutata come elemento di prova della natura parrocchiale di Casa Betania. Il Tribunale ha quindi determinato che l’immobile sia parrocchiale, ma gli ex parroci continuano a occuparlo. La decisione è stata appellata dal legale degli ex-parroci, ma si dovrà aspettare per la prima udienza il gennaio 2027 per volontà di quest’ultimo. «Casa Betania è quindi un’opera parrocchiale. E questo è già stato ampiamente valutato dal Tribunale competente», ha detto Della Fontana, che aggiunge: «Finora ci siamo limitati a difenderci di fronte alla causa degli ex parroci, ma stiamo valutando altre azioni, presso il Tribunale di Modena, per riottenere l’utilizzo di quei locali». La decisione non è stata ancora presa. Nell’occasione è intervenuto anche il parroco don Malavolti, costretto a ricavarsi altri spazi abitativi, vista l’impossibilità di accedere alla canonica. «La vita parrocchiale è un po’ ferita. Si è creata una situazione difficile», sostiene don Malavolti, che mantiene un rapporto cordiale con gli ex parroci. «Io per me non chiedo niente. Ma ci sono spazi di cui la comunità ha bisogno, come la cucina, viste le numerose attività in corso, e anche Casa Betania, che manterrebbe la sua finalità caritativa». È stato fatto di tutto per trovare una soluzione. «Persino il Dicastero per il clero ha tentato una mediazione, per circa sei mesi, che poi è fallita», ha detto monsignor Castellucci.
San Pietro
A differenza di quanto accade a San Benedetto, la vicenda di San Pietro è «definitivamente chiusa», spiega il legale Gibertini. E il tutto è nato su iniziativa della Procura della Repubblica di Modena e della Guardia di Finanza – e non dell’arcidiocesi o della parrocchia – che «hanno registrato alcuni trasferimenti provenienti dall’abbazia considerati indebiti». La vicenda si è poi conclusa con la remissione della querela. «La risoluzione è stata agevolata dalla restituzione delle somme trasferite alla parrocchia, in maniera bonaria, nell’interesse della comunità». Il legale ha anche smentito le voci secondo cui sarebbe stata l’arcidiocesi a mandare via i benedettini da Modena. «È falso. L’ordine aveva già programmato questa partenza, ancor prima che emergesse la vicenda giudiziaria». E né la parrocchia né l’arcidiocesi «hanno mai effettuato alcun passaggio in questo senso». Si tratta quindi – ribadisce Gibertini – di una «scelta autonoma» dei benedettini che, prima della loro partenza, erano in pochi. A sua volta il parroco don Paolo Monelli, ex religioso accolto in arcidiocesi, subentrato nel 2022, ha raccontato l’impegno della comunità di San Pietro, che ora conta su un Consiglio di affari economici e un Consiglio pastorale, grazie anche all’unione con la parrocchia di San Francesco. Sono state aperte le porte anche alla comunità francofona e si eseguono attività pastorali che prima non venivano realizzate.
San Bartolomeo
È stato presentato anche il progetto relativo alla chiesa di San Bartolomeo, via dei Servi, che «ospiterà attività culturali e musicali volte a valorizzare il suo patrimonio artistico», come sottolineato da monsignor Gazzetti. A tale proposito l’Arcidiocesi ha sottoscritto una Convenzione con Amici dell’organo Aps. L’Associazione Amici dell’Organo APS, dal 1995 attiva sul territorio nella promozione del patrimonio artistico e in particolare organario della città e della provincia, organizza dal 1997 la Rassegna musicale ArmoniosaMente, tra le più vaste a livello nazionale, che coinvolge tante località della Diocesi, raggiungendo anche i più piccoli borghi. Nella Chiesa di San Bartolomeo l’arcidiocesi ha trasferito un pianoforte da concerto e un organo da studio, che insieme al grande organo del 1903 presente in chiesa permettono la promozione di un’attività culturale notevole e di livello, anche in concerto con le varie istituzioni culturali della città.
Unificazione di Modena-Nonantola e di Carpi
L’arcivescovo Erio Castellucci è stato anche interpellato sul processo di unificazione tra l’arcidiocesi di Modena-Nonantola e la diocesi di Carpi, finora rallentato dagli importanti mutamenti che si sono registrati nella Santa Sede, a partire dalla morte di papa Francesco, nell’aprile 2025, seguita dall’elezione a Pontefice del cardinale Robert Prevost (Leone XIV), prima prefetto del Dicastero dei vescovi, che seguiva con attenzione i processi di unificazione. L’ultimo cambiamento è stato apportato dalla nomina di monsignor Edgar Peña Parra a nunzio apostolico per l’Italia, al quale monsignor Castellucci ha chiesto un’udienza per conoscere i prossimi passi da seguire.
