Aprire le porte del cuore

 

 
 
Carissimi parroci,
 
                dopo l’appello di Papa Francesco riguardo l’accoglienza dei profughi giunti in Italia, nelle nostre strutture e nelle nostre comunità, probabilmente abbiamo raccolto la domanda di tanti parrocchiani che si sono chiesti cosa dobbiamo fare, come muoverci e cosa la nostra Chiesa locale sta facendo, per rispondere alla richiesta. Come diocesi ci siamo interrogati sull’argomento in diverse occasioni e nella riunione del Consiglio presbiterale del 24 settembre è emersa l’opportunità di offrire qualche prima indicazione a tutte le parrocchie della diocesi.
Il desiderio di mettersi all’opera e rendersi disponibili alle nuove accoglienze probabilmente ha dovuto fare i conti con la percezione di paura legata ai possibili rischi e problemi che nascono dando una disponibilità senza discernimento e progettualità, con l’ansia dovuta all’urgenza di reagire, di rispondere subito all’appello, con il senso di inadeguatezza e di difficoltà a mettere a disposizione immediatamente locali, risorse e volontari. L’obiettivo è dunque fare discernimento, come Chiesa locale, sul trasformare una emergenza che ci interpella sulla accoglienza, in occasione di crescita come comunità.
Innanzitutto crediamo sia utile presentare brevemente la situazione sul nostro territorio diocesano.
 
L’ACCOGLIENZA IN REGIONE E A MODENA
 
Da tempo le istituzioni sul nostro territorio stanno operando per accogliere diversi profughi, attraverso i due canali attivati dal nostro Stato, in collaborazione con l’Unione Europea:
 
1 – in strutture temporanee messe a disposizione all’interno del Progetto Mare Nostrum (ora Frontex Plus), nei CARA (Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo).
2 –  Attraverso lo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). A livello Regione Emilia Romagna sono circa 4.800 i profughi accolti (dati di luglio 2015), provenienti per la maggior parte da stati africani (Somalia, Eritrea, Nigeria, Senegal, Gambia e Mali) e da alcune zone dell’Asia (Siria, Afghanistan, Pakistan) . Alcune Caritas diocesane della Regione hanno scelto una accoglienza di piccoli numeri, altre numeri più rilevanti e altre ancora hanno preferito non aderire ad alcun bando aperto dalla Prefettura. Complessivamente sono circa 300 i posti attualmente messi a disposizione come Rete Caritas Regionale.
 
Modena ha più di 500 profughi accolti attraverso i due canali istituzionali attivati con la Prefettura di Modena. Attualmente la Diocesi (Caritas Diocesana ) non ha direttamente partecipato a bandi indetti dalla Prefettura, ma, attraverso l’Associazione Porta Aperta, ha accolto in due appartamenti 8 profughi, seguiti dalla cooperativa Caleidos (che invece opera attraverso bando con la prefettura), con il Progetto “Frontex Plus”. Inoltre l’associazione Porta Aperta e altre realtà associative e parrocchiali, con il coordinamento del Centro di Ascolto Diocesano, ospitano stranieri e italiani in situazione di indigenza e povertà grave, coprendo spesso non solo le prime necessità (vitto e alloggio) ma anche garantendo assistenza di base e percorsi di inserimento formativo e lavorativo.
 
COSA POSSIAMO FARE ?
 
1 – Per le Diocesi, per le nostre comunità, parlare di accoglienza è usare una parola “nota”, che è già praticata da anni e decenni in molte realtà, con prassi e sensibilità differenti e diversificate. Occorre innanzitutto riconoscere quanto già le comunità cristiane stanno facendo per sostenere, aiutare centinaia di situazioni di povertà grave, attraverso tante attività e iniziative in atto, al fine di promuovere l’accoglienza e l’ integrazione dei tanti stranieri che hanno raggiunto il nostro territorio in cerca di aiuto.
 
2 – In questa prima fase siamo chiamati a sensibilizzare le nostre comunità, attraverso i consigli pastorali, i gruppi parrocchiali, le Caritas, a interrogarsi sul valore della accoglienza e della disponibilità a mettersi a disposizione verso chi ha bisogno. Già nel nostro territorio parrocchiale potrebbero esserci stranieri che chiedono aiuto. Oltre ad essere una preziosa occasione di evangelizzazione, ci spinge al coraggio della testimonianza della carità di Cristo; è importate partire dalle situazioni già presenti, alle quali la comunità cristiana, in diversi modi può farsi prossima. Ad esempio, sarà importante chiedere alla cooperativa Caleidos, se, nei luoghi in cui vivono profughi che ha in carico, può interagire con la parrocchia di riferimento per indicare eventuali percorsi che creino relazioni di amicizia, aiuto e servizio da parte della comunità.
 
3 – Si attende a giorni la Nota del Consiglio permanente CEI elaborata con Caritas Italiana dove verranno date molte indicazioni più precise e dettagliate (è in corso l’elaborazione di un accordo tra CEI e Ministero degli Interni su un percorso di accoglienza dei profughi che si ispiri agli orientamenti propri delle comunità cristiane). La nota operativa aiuterà a coordinare gli interventi e i progetti di accoglienza da attivare sul nostro territorio.  I Vescovi della Delegazione Emilia Romagna, in occasione dell’anno Giubilare della Misericordia, predisporranno una nota pastorale sui temi della accoglienza, della misericordia, e in generale della pastorale della Carità.
 
4 – Vi sono molte perplessità a partecipare come Diocesi o Caritas Diocesana a bandi di appalto della Prefettura, dal momento che non siamo un soggetto economico paragonabile ad una cooperativa. Una eventuale convenzione secondo il modello prescritto dal bando prevede il rispetto di norme, procedure e servizi (a fronte della corresponsione di un rimborso giornaliero pro capite) che potrebbero risultare troppo gravosi per una parrocchia. Inoltre prevede l’attivazione di professionalità e competenze di cui la comunità parrocchiale non dispone. Soprattutto si perderebbe la essenziale gratuità della accoglienza che è tipica della comunità cristiana.
 
5 – In una seconda fase, la Caritas Diocesana raccoglierà le disponibilità e presenterà alle parrocchie linee operative per l’inserimento di alcune persone dove son stati individuate le opportunità.
L’accoglienza in parrocchia, in famiglia, o comunque diffusa sul territorio andrà mediata dalla Caritas Diocesana (attraverso il centro di ascolto diocesano), per evitare  che gli ospitanti affrontino da soli problemi che si possono rivelare pesanti nella gestione della accoglienza. Si tratterà di accoglienza di singoli o nuclei famigliari (che sono una minoranza) già identificati e conosciuti, per i quali si potrà predisporre un percorso specifico. A tale proposito e nello specifico, la Caritas Diocesana, sempre con l’ausilio del centro d’ascolto, si renderà disponibile ad aiutare le comunità parrocchiali con un accompagnamento formativo ad hoc quelle persone presenti in parrocchia che già operano nelle attività caritative e di servizio volontario e nella testimonianza autentica della carità. Si vuole così offrire ai profughi un cammino di vera accoglienza e integrazione e garantire a chi accoglie di non essere lasciato solo. Si chiederà che sia l’intera comunità (con tutte le sue espressioni concrete) a sostenere coloro che accoglieranno, affinchè si attivi realmente una corresponsabilità diffusa. Infine la Caritas Diocesana avrà cura di monitorare, vigilare e sostenere (anche economicamente se necessario) le famiglie e le comunità che accolgono.
 
6 – La modalità di accoglienza propria della comunità cristiana è fondata sulla gratuità, escludendo di massima, forme di rimborso economico per l’ospitalità prestata. Tutto ciò che comportasse oneri ulteriori (assistenza sanitaria, corsi professionali, adempimenti burocratici, adeguamenti strutturali degli appartamenti…) non può essere a carico della realtà ospitante, ma delle realtà caritative e delle istituzioni preposte che coordinano l’accoglienza. E’ bello vedere come già diverse famiglie, parrocchie, ordini religiosi a Modena si sono resi disponibili per accogliere con una prontezza inimmaginabile.
 
7 – Vorremmo impegnarci in una riflessione seria, non strumentale o ideologica, sulle cause di una migrazione di questa enorme portata, cercando di individuare quali azioni di pace e di giustizia promuovere per contrastare e rimuovere le cause di emigrazione forzata.
 
 
Rimanendo a disposizione per ogni richiesta e aggiornandovi appena possibile sulle novità attese, vi ringraziamo per ciò che farete per disporvi ad aprire le porte innanzitutto del cuore delle vostre comunità.
 
 
                Domenica 27 settembre 2015
                Memoria di San Vicenzo de’ Paoli
 
 
Il Vescovo
 don Erio Castellucci