Ha preso il via l’undicesima edizione della rassegna, che quest’anno s’intitola «Donne migranti – Vite in movimento tra diritti, cittadinanza, lavoro e culture».

Festival della Migrazione. L’Arcivescovo: «Superiamo i pregiudizi e guardiamo al futuro»

«Guardando l’icona che avete scelto, una donna con sua figlia, posso intuire che “donne migranti” vuol dire anche “bimbi migranti”, e cioè futuro».
Con queste parole l’Arcivescovo Erio Castellucci ha aperto i saluti istituzionali dell’undicesima edizione del Festival della Migrazione, inaugurato ieri al Cinema Teatro Arena e intitolato “Donne migranti – Vite in movimento tra diritti, cittadinanza, lavoro e culture”.

Le donne rappresentano oltre la metà della popolazione migrante ma restano spesso soggette a disparità strutturali, un dramma particolarmente visibile a Modena, dove i cittadini stranieri toccano il 15% del totale con oltre cento nazionalità presenti.

Monsignor Castellucci ha sottolineato la necessità di affrontare il tema nella sua complessità, tenendo conto della ricchezza portata dalla mobilità umana.

Su questa linea si è inserito monsignor Pierpaolo Fellicolo, esortando a guardare oltre i dati e la funzione sociale: «Le donne – ha osservato Fellicolo – vivono spesso una doppia vulnerabilità, legata alla loro condizione di straniere, ma anche ai loro contesti di provenienza e alle peculiarità di alcune comunità, attraverso diverse forme di sfruttamento e ingiustizie strutturali».

A margine dell’apertura, Fausto Prandini, direttore del Servizio Migrantes, ha ribadito l’importanza di un impegno in prima persona da parte dei credenti: «Il tema sulle migrazioni vede coinvolte le tante comunità migranti del nostro territorio e come credenti siamo chiamati a dare il nostro contributo perché la responsabilità va assunta in prima persona».